Con il sasso in bocca
Ma dov’erano martedì i giornalisti che in questi tre anni lo hanno coccolato, pompato e perfino consigliato? Dov’erano tutti quei mafiologi di pronto intervento che fino all’altro ieri sbavavano per avere da lui un’indiscrezione, una carta, una fotocopia, insomma una patacca da cucinare per benino e spacciarla poi come verità assoluta? Leggi Parlare della magistratura d’assalto come di un cancro è solo diagnosi di Giuliano Ferrara - Leggi Teatro Massimo

I giornali di ieri – da Repubblica alla Stampa – hanno alzato bandiera bianca. Dello scandalo che ruota attorno a Massimo Ciancimino, il pataccaro al quale i magistrati comizianti di Palermo hanno consentito per tre anni di “mascariare” le più alte cariche dello stato, meglio tacere: nemmeno una riga su Repubblica, appena una notiziola a una colonna sulla Stampa. Eppure ieri c’era molto da dire e molto da scrivere.
C’era da raccontare soprattutto la fine, giudiziariamente parlando, di un mafiosetto che, per salvaguardare un tesoro accumulato illegalmente dal padre, si è prestato a tutte le manovre. E che per tre anni è andato in giro, dividendosi tra “Annozero” e i palazzi di giustizia, per raccontare bugie e per offrire a destra e a manca documenti volgarmente contraffatti. Ieri il tribunale di Palermo, innervosito dal suo teatrino, ha deciso di fare esplodere in aula tutte le contraddizioni e di calare finalmente il sipario. Ma i giornalisti che gli avevano costruito l’altare, nel giorno della polvere non c’erano. Forse per rimorso, forse per vigliaccheria, si sono messi da soli un sasso in bocca.
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